Un orto sinergico.

Questo inverno ho trascorso i giorni leggendo un sacco di libri di giardinaggio interessanti.

Mentre leggevo ” I giardini venuti dal vento” di Maria Gabriella Buccioli de i Giardini del Casoncello mi sono imbattuta nel capitolo in cui raccontava la sua esperienza col suo orto, in cui aveva attuato la filosofia dell orto sinergico inventata da Masanobu Fukuoka .

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Questa filosofia si basa sul NON fare, in parole povere creare un orto senza zappare e rivoltare la terra ogni anno.

Incuriosita da questo metodo ho cominciato ad informarmi meglio.

Innanzitutto si può parlare di agricoltura naturale( metodo Fukuoka) che di orto sinergico ( lo stesso metodo elaborato per il clima mediterraneo da Emilia Hazelip )

L’Agricoltura naturale ci insegna che è possibile coltivare lasciando che sia la natura, nella sua complessità e nei suoi tempi perfetti, a produrre il cibo necessario con il nostro minimo – e non-violento – intervento.
La filosofia del Mu ci insegna ad arrenderci e a non aggredire più: la terra, gli insetti, i vermi, i funghi, ma a sviluppare la biodiversità necessaria a creare un sistema – naturale – in equilibrio dinamico.
Fu negli anni ’40 del secolo scorso che Masanobu Fukuoka, microbiologo, stanco della progressiva industrializzazione che stava uccidendo l’antica cultura contadina giapponese, decise di applicare all’agricoltura alcune sue intuizioni.
Dimostrò che era possibile aumentare la produzione di riso e renderla resistente alle malattie seguendo dei ritmi naturali, senza arare il terreno, usando pacciamature e sovesci, senza usare macchinari e mantenendo intatta la biodiversità locale.

Il suo metodo di coltivazione non comprende aratura, fertilizzanti, pesticidi, diserbanti, potature e richiede davvero poco lavoro!
Riesce a portare a termine tutto questo (con alte rese) attraverso un attento tempismo nelle semine e un’accurata combinazione di piante.
In breve, ha portato l’arte pratica del lavoro assieme alla natura ad un alto grado di raffinatezza.

I principi di questo metodo sono:
NON COLTIVARE
NON FERTILIZZARE
NON SARCHIARE
NON USARE PESTICIDI

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NON COLTIVARE: l’aratura rovina il terreno, lo rende duro e povero.

La situazione peggiora se si usano fertilizzanti in aggiunta.

In realtà areare il terreno non favorisce l’areazione ma compatta ancora di più le zolle che diventano dure, inoltre uccide la preziosa microflora che si trova nei primi centrimetri di spessore e che è quella adibita a fertillizzare e lavorare – da sé – la Terra.
Il terreno lavora da solo: il terreno che vive secondo la sua natura si ara da solo, l’erba e le piante da sovescio smuovono la terra, alberi e arbusti la lavorano in profondità, microrganismi di varia natura completano l’opera.

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NON FERTILIZZARE: il raccolto dipende dal terreno.
Le piante sono sempre nate – e continueranno a nascere – indipendentemente dall’intervento umano. A seconda delle qualità di un terreno si genera un complesso ecosistema in grado di ospitare vegetali e animali. Quello che l’uomo può fare è assecondare questa complessità, che genera da sè fecondità e fertilità. Per questo è assurdo decidere a priori che quell’appezzamento andrà a mais senza tenere conto di tutto il sistema ambientale in cui quella terra è inserita. In questa ottica degenerata la terra và prima uccisa e poi fertilizzata perchè accolga – con la forza – un elemento a lei innaturale.

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NON SARCHIARE: esistono davvero le erbacce?
La consuetudine di scindere tutto ciò che ci circonda in buono e cattivo è tipicamente occidentale e non mi dilungo qui sulle radici culturali di questa predisposizione cognitiva, ma in natura non esiste buono e/o cattivo. Tutto ha una sua utilità in un complesso sistema Vita – Morte – Vita.
Ogni pianta appartiene a quell’ecosistema che le consente di insediarsi ed in qualche modo ricambia donando qualche beneficio. Molte erbacce sono commestibili e sin da tempi remoti hanno fatto parte della dieta dei contadini. Altre sono officinali o utili nella preparazione di preparati naturali che aiutano nel controllo di malattie dei vegetali. Molte sono anche ottimi impollinatori e averle in un orto torna sempre utile (e poi si parla di morìa delle api!).
Cespugli e arbusti sono frangivento e proteggono dalle gelate (oltre che ospitare uccelli che a loro volta mantengono il controllo sui parassiti naturali come i bruchi …).
Le erbe inoltre arricchiscono il terreno, fertilizzandolo naturalmente. Mantengono inoltre l’umidità costante e trattengono l’acqua evitando che la terra si asciughi e secchi.
Il problema non è eliminarle, ma generare stati di buona convivenza reciproca e giuste sinergie dove anche i frutti utili all’uomo possano vivere: in pace.

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NON USARE PESTICIDI: gli insetti nocivi non esistono.
Un discorso simile a quello sulle erbe è possibile farlo per gli insetti: la complessità naturale consente di avere un equilibrio dinamico fra insetti “ai nostri scopi nocivi” e loro antagonisti.
Usare un pesticida altera in modo disastroso questo delicato equilibrio e trascina in una sterilità infinita tutto il ciclo vitale, impoverendo il sistema e risultando, alla fine, poco produttivo – anche dal punto di vista economico.

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Evitando le lavorazioni e seminando una grande varietà di piante la fertilità del terreno aumenta stagione dopo stagione. Quindi se vogliamo coltivare un orto-frutteto, semineremo assieme cereali, ortaggi, leguminose, fiori, arbusti, alberi da frutto e forestali.

In pratica come si realizza?

 

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La prima preparazione per l’orto sinergico prevede la realizzazione dei bancali, ossia delle aiuole rialzate con terreno scavato in loco, che non deve esser mai più schiacciato e compattato. I bancali aiutano ad aerare il suolo compattato e possono esser realizzati in diverse forme e dimensioni. Per accedere ad essi si utilizzeranno degli appositi passaggi. La forma dei bancali può essere rettilinea, curva o a mandala. La larghezza ottimale è di 120 centimetri, per la lunghezza non ci sono limiti ma conviene lasciare dei passaggi ogni quattro-otto metri, l’altezza ottimale è di 30-40 centimetri, mentre la larghezza delle zone di passaggio deve essere di almeno 50-60 centimetri, per consentire il passaggio di una carriola.

 

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Per quanto riguarda l’irrigazione, il metodo consigliato per l’orto sinergico è quello goccia a goccia, che consente un notevole risparmio idrico ed evita di bagnare la parte aerea delle piante. Per realizzarlo basta utilizzare dei tubi di polietilene da 12 a 16 mm di diametro, fissati al suolo con filo di ferro grosso piegato a U, sotto lo strato di pacciamatura. Nel caso di orti di oltre 100 m2 è consigliabile l’inserimento di appositi gocciolatori nei fori, per garantire un’irrigazione più uniforme. A monte del sistema è bene poi collocare un filtro per prevenire l’ostruzione dei fori.

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Veniamo quindi a un’operazione fondamentale per questo tipo di orticoltura, la pacciamatura dei bancali, che ha la funzione di: proteggere il suolo dal gelo e dal compattamento e dilavamento operato dagli agenti atmosferici; ridurre la perdita di umidità; facilitare la colonizzazione della microfauna e dei microrganismi utili al terreno e, non da ultimo, prevenire lo sviluppo delle erbe infestanti e la diffusione degli agenti patogeni.
Per questo procedimento si possono utilizzare la cellulosa della paglia (proveniente da agricoltura biologica) o altri materiali quali foglie (non gli aghi di conifere), residui vegetali di piante erbacee senza semi, scarti di potatura tritati, segatura, cartone per alimenti ecc. La pacciamatura deve essere sempre biodegradabile – per trasformarsi in compost – e interessare anche i passaggi fra i bancali.

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Prima dell’inizio della coltivazione l’orto sinergico richiede anche l’installazione di tutori permanenti per le piante, costituiti da tondini di ferro da edilizia ritorti (lunghi sei metri e del diametro di 10-12 millimetri), che vanno a formare archi dell’altezza di circa due metri, uniti tra di loro con del fil di ferro. I tutori forniscono supporto alle specie rampicanti, danno sostegno a quelle ad alta densità di fogliame e impediscono alle varietà che si sviluppano in altezza di ingombrare i passaggi, consentendo alla luce e all’aria di filtrare tra le piante. Per il fissaggio di quest’ultime ai tutori si utilizzano cordicelle in materiale biodegradabile (canapa, sisal, ecc.).

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Eccoci quindi alla semina e ai trapianti, che devono essere ben programmati per assicurare la costante copertura dei bancali in ogni periodo dell’anno, con piante destinate all’alimentazione, aromatiche, ornamentali e officinali. Per la sinergia ottimale devono esser presenti almeno tre differenti specie di piante, comprendenti minimo una varietà di leguminose (fagioli, fave, piselli, ceci ecc.), che fissano l’azoto atmosferico al suolo, e una di liliacee (aglio, cipolla, porro ecc.), ottime in funzione antibatterica, da posizionare nelle fasce perimetrali dei bancali.

Nello stesso posto vanno collocate le piante aromatiche (salvia, rosmarino, origano, timo ecc.), mentre quelle ornamentali possono esser collocate ovunque, rendendo l’orto più piacevole e profumato. Le erbe spontanee, invece, vanno rimosse a mano e sfoltite solo quando tendono a soffocare le specie coltivate, perché in genere contribuiscono ad assicurare la copertura costante dei bancali, e in alcuni casi possono essere anche commestibili o curative (senape, portulaca, parietaria ecc.).

Sempre in merito alla disposizione degli ortaggi, leguminose, pomodori, basilico, zucchine, zucche e melanzane devono esser collocate preferibilmente nella parte piana dei bancali, le patate vanno bene ovunque, mentre le sponde è consigliabile riservarle a carote, insalate, radicchi, cicorie e bietole.

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Alcune raccomandazioni: disegnate ogni anno il progetto del vostro orto, alternate nel tempo piante che non lasciano radici ad altre che rilasciano nel suolo una biomassa sotterranea dopo la raccolta, e raccogliete solo le foglie esterne di cicorie e bietole, per consentire alle piante di continuare a vegetare. A differenza di tutti gli altri orti, quello sinergico permette la convivenza di piante stagionali e piante perenni, così che lo stesso ortaggio può esser presente contemporaneamente a diversi stadi.

Questa rivoluzionaria forma di orticoltura crede non solo nella successione delle piante, ma anche nell’importanza della loro vicinanza. Assume quindi grande importanza la consociazione, che permette di occupare meglio lo spazio e di sfruttarlo al massimo (per esempio consociando specie a ciclo breve con altre a ciclo lungo come rispettivamente ravanelli e carote), rendere il terreno più coperto, produttivo e meno soggetto allo sviluppo di erbe spontanee, nonché sfruttare l’effetto preventivo verso le patologie o repulsivo nei confronti di insetti fitofagi (es. carota con porro o cipolla). La raccolta nell’orto sinergico prevede poi di non sradicare mai le piante (ad eccezione di carote, cipolle ecc.), al fine di lasciar decomporre le radici nel terreno.

L’agricoltura sinergica si basa sul principio del “vivere senza distruggere” e rifiuta l’utilizzo di erbicidi e pesticidi. Per tenere sotto controllo le specie animali e gli insetti dannosi alle coltivazioni si mettono dunque in pratica strategie di controllo naturale, che cercano di creare condizioni ambientali favorevoli per tutte quelle specie che tengono alla larga quelle nocive.

Ricci, pipistrelli, molti uccelli, anfibi e rettili svolgono questa positiva funzione: per favorire la loro presenza basta quindi adottare alcuni accorgimenti, quali la conservazione di alberi e arbusti vicino all’orto o la realizzazione di nuove siepi e filari alberati, l’installazione di nidi artificiali per uccelli o bat-box per pipistrelli, la realizzazione di cumuli di pietre, rami e foglie in aree riparate e protette al fine di creare ambienti di rifugio e svernamento per ricci, rospi e rettili, o la creazione di piccoli specchi d’acqua privi di pesci e con vegetazione autoctona per favorire la riproduzione di anfibi e insetti predatori come le libellule.

Infine, vi sono anche alcuni ritrovati naturali che permettono di aumentare la resistenza delle colture alle malattie e all’attacco degli insetti dannosi. Provate ad esempio il decotto di menta come repellente contro le formiche, il decotto di bucce di cipolla per combattere gli acari e prevenire le malattie fungine, o il macerato d’ortica per allontanare gli insetti.

Insomma, se volete sperimentare un orto ancora più naturale di quello biologico, non vi resta che provare col sinergico!

 

FONTI:

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